Il cancro alla prostata Alekseev

Il trattamento per il cancro della prostata di droga

Atul Gawande in CorsiaDiversità Tags: accanimento terapeuticoAtul Gawandechemioterapiagravidanzatrattamentotumore.

Con annotazioni toccanti. Ma quale comunicazione usare? E fino a che punto è valido un accanimento terapeutico che macera il corpo e toglie coscienza di sé? Sara Thomas Monopoli aspettava il il cancro alla prostata Alekseev figlio quando i medici capirono che sarebbe morta. Tutto era cominciato con una brutta tosse e un dolore alla schiena.

Con un lungo ago ne prelevarono un campione e lo mandarono ad analizzare. Sara era impietrita. I medici volevano cominciare subito la terapia, e questo significava indurre il travaglio per far nascere il bambino. Sara e il marito, Rich, se ne stavano seduti da soli in una terrazza silenziosa davanti alla sala parto. Sara prese la mano di Rich e insieme cercarono di mettere a fuoco quello che avevano saputo. Sara aveva 34 anni. Non aveva mai fumato e non aveva mai vissuto con dei fu-matori.

Sarà dura, certo, ma troveremo un sistema. Ora bisognava pensare al il cancro alla prostata Alekseev. In questo giorno il cancro non esiste. Sta per nascere nostra figlia. Il cancro alla prostata Alekseev giorno, alle 2 e 55, nacque Vivian Monopoli. Pesava quasi tre chili e mezzo, aveva i capelli castani e ondulati come la mamma ed era perfettamente sana. Il giorno dopo Sara fece le analisi del sangue e la tac. Era a uno stadio avanzato e aveva metastasi in vari linfonodi del torace.

Non esiste una cura per il tumore ai polmoni a quello stadio. Anche con la chemioterapia, i pazienti sopravvivono in media circa un anno. Ma in quel momento sembrava crudele e inutile mettere Sara e Rich di fronte a questa realtà. Vivian era in una culla di vimini accanto al letto. Si stavano sforzando di essere ottimisti. Si sottopose anche a un intervento chirurgico per drenare il cancro alla prostata Alekseev liquido intorno al polmone.

Poi dalle analisi emerse che le sue cellule tumorali non avevano la mutazione su cui agisce il Tarceva. Quando Marcoux le disse che il il cancro alla prostata Alekseev non avrebbe funzionato, Sara ebbe un improvviso attacco di diarrea e dovette interrompere la conversazione per correre in bagno. Il dottor Marcoux prescrisse una chemioterapia più tradizionale, a base di due farmaci, il carboplatino e paclitaxel. Adorava fare la madre. La chemioterapia non aveva funzionato.

Ma in media questo farmaco allunga la vita di soli due mesi, e solo nei pazienti che, a differenza di Sara, rispondono alla chemioterapia di prima linea. Sara si sforzava di reagire con pazienza alle ricadute e agli effetti collaterali. Poco a poco, tuttavia, le sue condizioni si aggravarono: era sempre più affaticata e aveva difficoltà a respirare. A novembre non riusciva più ad andare a piedi dal parcheggio allo studio di Marcoux.

Rich doveva spingerla nella sedia a rotelle. Il tumore si era esteso dalla sinistra alla destra del torace e aveva raggiunto il fegato, il peritoneo e la colonna vertebrale. Il tempo si stava esaurendo. E se foste voi ad avere un tumore metastatico, cosa vorreste che facessero i vostri medici?

La questione è diventata pressante, negli ultimi anni, per ragioni di spesa. Il 25 per cento di tutta la spesa di Medicare è assorbita dal 5 per cento di pazienti che stanno vivendo il loro ultimo anno di vita, e una buona fetta di quei soldi è destinata agli ultimi due mesi, apparentemente con scarsi benefici.

Lasciar andare. Nei casi di cancro, la spesa tende a seguire uno schema particolare. Il sistema sanitario statunitense è efficientissimo quando cerca di allontanare la morte con una chemioterapia da ottomila dollari al mese o una terapia intensiva da tremila dollari al giorno. Ma alla fine la morte il cancro alla prostata Alekseev comunque, e nessuno sa bene quando fermarsi. I demagoghi agitano i fantasmi dei razionamenti e fanno paragoni con le commissioni della il cancro alla prostata Alekseev.

I puristi del mercato danno la colpa alle assicurazioni: se i pazienti pagassero di tasca loro, dicono, il prezzo delle terapie scenderebbe. Ma il punto è un altro. Per capire perché il sistema sanitario non è capace di gestire in modo efficace i malati terminali, dobbiamo osservare da vicino come vengono prese le decisioni terapeutiche. Qualche settimana fa, visitando un paziente ricoverato in una unità di terapia intensiva del mio ospedale, mi sono fermato a parlare con la dottoressa di turno, che conosco dai tempi del college.

Oppure la settantenne con un tumore e metastasi ai polmoni e alle ossa, e una polmonite fungina che si manifesta solo nella fase terminale della malattia. Ora giaceva incatenata alle sue pompe, in uno stato di semi-coscienza. Quasi tutti questi pazienti sapevano da tempo di essere malati terminali. Eppure non erano preparati alla fase finale, e non lo erano nemmeno le famiglie e i medici.

E sei mesi dopo la morte, le persone che li avevano assistiti correvano un rischio tre volte maggiore di cadere in una grave depressione.

Le persone hanno altre preoccupazioni oltre a quella di prolungare la loro vita. Gli studi sui malati terminali dimostrano che non vogliono solo evitare le sofferenze, ma anche stare insieme alla famiglia, sentire il contatto degli altri, rimanere lucidi e non essere un peso per chi gli sta vicino.

Fino a non molto tempo fa, morire era un processo rapido. Per la maggior parte di noi, la morte arriva dopo un lungo corpo a corpo medico con una condizione incurabile: tumore avanzato, insufficienza progressiva di un organo o tutte le debilitazioni della vecchiaia.

In tutti questi casi, la morte è certa, ma i tempi no. E tutti lottano con questa incertezza: come e quando accettare che la battaglia è persa. Questione di priorità. Non lo conosco bene, so solo che si occupa di fornire la terapia del dolore e cure palliative ai malati terminali, per il cancro alla prostata Alekseev più a casa loro.

Ha 72 anni il cancro alla prostata Alekseev la sua salute è peggiorata già da qualche anno per uno scompenso cardiaco congestizio provocato da un infarto e dalla fibrosi polmonare, una malattia dei polmoni progressiva e irreversibile. I medici hanno cercato di rallentare il decorso con gli steroidi, ma la cura non ha funzionato.

Mentre andiamo a sederci in cucina, Sarah prende gentilmente Lee sotto un braccio e le chiede come si sente. Poi le fa una serie di domande sui problemi che insorgono più spesso nei malati terminali. Ha dolori? Problemi di confusione, ansia o irrequietezza? Le difficoltà respiratorie il cancro alla prostata Alekseev peggiorate? Ha dolore toracico o palpitazioni? Disturbi addominali, fastidi intestinali o problemi a urinare e camminare?

In effetti Lee ha dei nuovi problemi. Quando va dalla stanza da letto al bagno, ci mette almeno cinque minuti a riprendere fiato. Le fa male il torace.

La pressione è accettabile, ma la frequenza cardiaca è alta. Le caviglie sono gonfie, e quando le chiede la scatola delle pillole si accorge che Lee ha finito le medicine per il cuore. La bombola ai piedi del letto è piena e funziona, ma il nebulizzatore per le inalazioni è rotto. Considerando che non ha presole medicine per il cuore il cancro alla prostata Alekseev non ha fatto le inalazioni, è normale che sia peggiorata.

Creed chiama la farmacia per confermare che occorre un altro rifornimento, e prende accordi con la nipote di Lee perché passi a ritirare le medicine. Subito dopo chiama il fornitore del nebulizzatore perché venga in giornata. Poi si trattiene in cucina a chiacchierare per qualche minuto con la paziente. Lee ha il morale a terra.

Sarah la prende per mano. Le dice che andrà tutto bene. Le ricorda le belle giornate che ha vissuto: il fine settimana precedente, per esempio, quando è andata a fare spese con la nipote e si è fatta tingere i capelli.

Quando usciamo, le confesso che mi sento confuso. La differenza è nelle priorità. Sacrifichiamo la qualità della vita ora- con interventi chirurgici, chemioterapia e terapia intensiva — nella speranza di guadagnare tempo in seguito. Ma i il cancro alla prostata Alekseev smentiscono questa tesi. Uno studio ha seguito 4. E non ha rilevato differenze nella sopravvivenza dei pazienti con tumore alla mammella, alla prostata e al colon.

La lezione che se ne ricava è quasi zen: si vive più a lungo quando si smette di cercare di vivere più a lungo. Grazie alla terapia di sostegno ricevuta in questa struttura, è già vissuta un anno. Poco prima della festa del Ringraziamento delSara Monopoli, il marito Rich e la madre Dawn incontrarono il dottor Marcoux per discutere le opzioni ancora percorribili.

Sara aveva già tentato tre chemioterapie, praticamente senza risultati. Forse ora Marcoux avrebbe potuto parlare con lei di cosa desiderava di più, visto che la morte si avvicinava. Ma Sara e la sua famiglia volevano discutere il cancro alla prostata Alekseev delle prossime terapie possibili.